Ferronato: «Spero in una "giustizia" sul campo. Ma la salute prima di tutto» - SSD Cartigliano
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Ferronato: «Spero in una “giustizia” sul campo. Ma la salute prima di tutto»

Ferronato: «Spero in una “giustizia” sul campo. Ma la salute prima di tutto»

Da “Il Giornale di Vicenza” a firma di Alex Iuliano

Per Alessandro Ferronato, allenatore del Cartigliano, leggere le partite è senza dubbio più facile del cercare di interpretare e capire bene cosa sta succedendo e cosa succederà nel mondo del calcio dilettantistico. I biancazzurri, unica esponente vicentina in Serie D, sono la punta di un iceberg che galleggia a fatica nelle acque burrascose di un campionato in bilico fra sospensioni, “congelamenti”, rinvii, decreti, ordinanze e paura. «In tutto questo la priorità – dichiara Ferronato – è senza dubbio la salute delle persone coinvolte. Ci siamo trovati a fronteggiare un’emergenza che non ha precedenti e quindi diventa difficile capire se le scelte fatte siano giuste e proporzionate, così come è impossibile prevedere che ripercussioni ci saranno». L’allenatore del Cartigliano, finchè c’è stata la possibilità di giocare, ha guidato brillantemente la squadra raccogliendo punti e consensi che hanno portato i biancazzurri a staccare virtualmente il biglietto per la salvezza già con undici giornate d’anticipo. Questo stop rischia di “cancellare” il ricordo di quanto è stato fatto, ma in questo momento tutto l’ambiente in via Lungo Brenta è concentrato solo sulla sfida per vincere la battaglia contro il coronavirus.

Alla luce dell’ultimo Decreto Ministeriale, che idea si è fatto Alessandro Ferronato su questa situazione d’emergenza?

«Capire cosa è successo non è facile, intuire il futuro ancora meno. Bisogna fare una premessa importante: quando parliamo di “problemi” nello sport dobbiamo sempre tenere a mente che sopra di noi ci sono priorità ed emergenze molto più serie. Il calcio è un gioco, ma con la salute non si gioca… Detto questo, faccio una distinzione fra la parte puramente agonistica e quella mentale. Per quanto riguarda il campo, fermarsi per un mese equivale ad una specie di sosta estiva: la preparazione fisica va rivista, anche se riprendere eventualmente a giocare ad aprile sarebbe ancora possibile senza troppe ripercussioni. Diverso è il discorso mentale, perché “staccare la spina” per così tanto tempo sicuramente inciderà. I vantaggi li avrà chi, qualora si continuasse la stagione, sarà stato bravo a tenere alta la concentrazione in questo periodo».

Nel caso in cui si ripartisse ad aprile, servirebbe un periodo per consentire alle squadre di rifare una mini-preparazione fisica?

«Penso di sì, anche se basterebbe una settimana per permettere alla maggior parte dei giocatori di potersi presentare in campo in discrete condizioni».

Come si fa, in un contesto simile, a tenere compatto e concentrato un gruppo di giocatori in vista di una ipotetica ripresa?

«Non è facile, per niente. Anche perché i nostri calciatori non sono professionisti: lavorano, studiano ed è inevitabile che vengano condizionati da fattori esterni come le ripercussioni economiche dell’intera faccenda per i loro posti di lavoro e per il loro futuro da studenti. Tenere separato il mondo reale da quello sportivo è uno sforzo che non tutti sanno e possono fare».

Come spera che andrà a finire per il movimento calcistico di Serie D?

«Io difenderei fino all’ultimo la possibilità di giocare, anche a giugno. Lo spero, in virtù di una “giustizia” incompleta ma perlomeno idonea ad evitare una scorrettezza più grande. Mi rendo conto che ci sono tanti interessi, anche extra calcistici, intorno a questa decisione ma da uomo di calcio mi auguro sempre di riuscire a risolvere le cose sul campo».

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