A tu per tu con... JURGEN MURATAJ - SSD Cartigliano
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A tu per tu con… JURGEN MURATAJ

A tu per tu con… JURGEN MURATAJ

“A TU PER TU CON…” è un nuovo spazio di approfondimento a 360° con i protagonisti della nostra squadra!
Sogni, ricordi, aneddoti e curiosità per conoscere meglio chi, ogni domenica, ci fa tifare sempre più forte per il CARTIGLIANO!

Questa settimana la “RAFFICA DI DOMANDE” tocca a… JURGEN MURATAJ

Quando sei nato e dove? 04.04.1994 in Albania

Ruolo? Centrocampista

Qual è la partita che ricordi con più affetto e perché? Credo che la partita più bella sia stata quella col Villafranca, che ci ha permesso di vincere il campionato d’Eccellenza, il mio primo campionato praticamente, perché ne avevo già vinto uno nel settore giovanile, ma questo è stato il primo fra i “grandi”.

Un gol che ricordi con particolare affetto? Il primo gol contro il Pergine, ero in Serie D a Feltre. È stato il mio primo gol in quella categoria ed ero particolarmente emozionato.

Se potessi rigiocare una partita, quale sarebbe e perché? Sicuramente rigiocherei quella col Villafranca, che ci ha permesso di vincere il campionato d’Eccellenza perché è stata una goduria e vorrei riprovare quelle sensazioni.

Come è nata in te la passione per il calcio? È stato mio padre a trasmettermi la passione per il calcio, senza dubbio. Fin da piccolo mi allenava lui ed è iniziato tutto così. Lui era un grande tifoso dell’Inter e mi ha chiamato Jurgen in onore di Jurgen Klinsmann.

Hai fratelli? Se sì, giocano anche loro a calcio? Ho un fratello e due sorelle. Mio fratello è del 2000, ha iniziato a giocare a calcio due anni fa e gioca nella Juniores del Belvedere.

Quali sono i tuoi primi ricordi legati al calcio? Quelli con mio papà, il tempo passato assieme nel giardino di casa con lui che mi allenava. I primi passaggi, i primi palleggi li ho fatti con lui. Ho iniziato a giocare a 9 anni, appena arrivato in Italia, in Albania non ho mai giocato. I miei esordi sono stati con il Belvedere poi, a metà anno, mi ha chiamato il Bassano.

Hai un giocatore a cui ti ispiri? A me piacciono i giocatori come Gattuso, quelli che danno sempre l’anima in campo.

Hai un soprannome in campo? Per adesso no.

Qualche domanda sulla vita di spogliatoio. Chi è il più lento tra di voi a farsi la doccia? Direi che sono io!

Il tuo compagno più elegante, quello che ci tiene di più al look? Edoardo Di Gennaro.

Il più casinista? Yari Bortignon.

Qual è il momento più importante legato al calcio e alla tua famiglia? Ricordo quando ho segnato il gol contro il San Paolo e sono andato a festeggiare con mio papà: aveva gli occhi lucidi e lì ho capito che era davvero orgoglioso di me. È stato un momento importante.

Qual è la scelta che rifaresti e quella che non rifaresti nel tuo percorso calcistico? Tutte le scelte che ho fatto, le ho fatte perché ci credevo, quindi non ho rimpianti. Ho dato il massimo ovunque sono andato. La scelta che rifarei sicuramente è quella di venire a Cartigliano.

Se non avessi fatto il calciatore, quale sport ti sarebbe piaciuto praticare? Forse il basket, anche se sono troppo basso di statura… ma ero forte nei tiri liberi.

Come ti vedi tra 10 anni e dove? Mi vedo con una famiglia numerosa, in mezzo a tanti bambini, che mi piacciono tanto. Non credo farò l’allenatore o il dirigente, piuttosto allenerò i miei bimbi, come ha fatto con me mio padre.