A tu per tu con... SIMONE BRAGAGNOLO - SSD Cartigliano
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A tu per tu con… SIMONE BRAGAGNOLO

A tu per tu con… SIMONE BRAGAGNOLO

“A TU PER TU CON…” è un nuovo spazio di approfondimento a 360° con i protagonisti della nostra squadra!
Sogni, ricordi, aneddoti e curiosità per conoscere meglio chi, ogni domenica, ci fa tifare sempre più forte per il CARTIGLIANO!

Questa settimana la “RAFFICA DI DOMANDE” è con SIMONE BRAGAGNOLO.

Quando sei nato e dove? 02.05.1996 a Bassano del Grappa.

Ruolo? Difensore centrale.

Qual è la partita che ricordi con più affetto e perché? Ce ne sono tante, ma direi una partita quando ero nella Primavera a Vicenza, negli Allievi Nazionali. La partita era Vicenza-Lazio, finita 2-2. Gli avversari non avevano mai pareggiato, sempre vinto, prima di questa partita ed è stato bello portargli via punti.

Un gol che ricordi con particolare affetto? Sicuramente il primo di quest’anno contro il Trento, il primo del Cartigliano in Serie D. Una bellissima emozione.

Se potessi rigiocare una partita, quale sarebbe e perché? La prima partita in Serie D col Padova, c’erano 7 mila tifosi all’Euganeo, abbiamo vinto 3-0 ed è stata un’emozione grandissima.

Come è nata in te la passione per il calcio? È stato mio padre Gianmario a trasmettermi la passione per il calcio, lui è sempre stato appassionato e ancora oggi viene a vedere tutte le partite con mia mamma Roberta e mio fratello Christian. Mio papà giocava a Laghi, il nostro paese e poi ci accomuna anche la fede calcistica: siamo tutti juventini a casa.

Anche tuo fratello gioca a calcio? Ha giocato fino ai 20 anni, ora ne ha 29, ma poi ha fatto altre scelte di vita, si è trasferito in Sudamerica e ha lasciato il calcio. Adesso è tornato qui in Italia e segue tutte le mie partite. Posso dire che è il mio sostenitore numero 1.

Quali sono i tuoi primi ricordi legati al calcio? Il primo completino che mi hanno regalato, in occasione del mio sesto compleanno. Era un completino della Juve con le scarpette da calcio: con questo ho iniziato a giocare nel giardino di casa.

Hai un giocatore a cui ti ispiri? Ce ne sono tanti che guardo e da cui cerco di imparare, ma nessuno a cui mi ispiro. Da juventino, però, dico che un modello per me è Del Piero.

Hai un soprannome in campo? Mi chiamano Braga.

Qualche domanda sulla vita di spogliatoio. Chi è il più lento tra di voi a farsi la doccia? Direi io, assieme a Murataj.

Il tuo compagno più elegante, quello che ci tiene di più al look? Edoardo Di Gennaro.

Il più casinista? Non ce n’è uno in particolare, siamo tutti sulla stessa onda.

Qual è il momento più importante legato al calcio e alla tua famiglia? Quando sono andato in ritiro in Prima squadra a Vicenza, nel 2015, tutta la mia famiglia è venuta a trovarmi e finito l’allenamento siamo stati mezz’oretta tutti insieme. È stata una bella emozione.

Qual è la scelta che rifaresti e quella che non rifaresti nel tuo percorso calcistico? La scelta che rifarei sicuramente è quella di venire a Cartigliano quest’anno. Quella che non rifarei è passare dal Vicenza al Padova, perché c’erano state delle promesse che poi non sono state mantenute e, forse, se fossi restato a Vicenza le cose sarebbero potute andare meglio. Anche a Padova comunque mi sono tolto le mie soddisfazioni.

Se non avessi fatto il calciatore, quale sport ti sarebbe piaciuto praticare? Mi piace il tennis, d’estate ci gioco con degli amici.

Come ti vedi tra 10 anni e dove? Mi vedo con una famiglia, magari con due o tre bambini. A livello calcistico non lo so, spero più in alto possibile. Mi piacerebbe molto provare a fare l’allenatore.