Intervista: Alessandro Miotti - SSD Cartigliano
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Intervista: Alessandro Miotti

Intervista: Alessandro Miotti

Normalmente con le vacanze agli sgoccioli si dovrebbe parlare di “pacchia finita”, ma a Cartigliano la voglia di Serie D è talmente forte che la pacchia, quella vera, sta per cominciare. Ancora due settimane e poi si inizierà a fare sul serio con le prime amichevoli e la partenza per il ritiro a Roncegno. Nel frattempo tutta la squadra si è ritrovata per familiarizzare con i nuovi giocatori e per conoscere le new entry dirigenziali, a partire dal vicepresidente Giovanni Panni, storico patron dell’Eurotezze, fino al team manager Domenico Zonta. La presentazione ufficiale del Cartigliano avverrà a settembre in Villa Cappello, come da tradizione, dove non si esclude che il direttore sportivo Leopoldo Torresin possa rivelare qualche sorpresa last minute. Tornando al presente, il ritrovo di staff e giocatori è stata l’occasione per intervistare Alessandro Miotti, 33enne capitano dei biancazzurri, a cui il presidente Agostino Compostella ha affidato il compito di prendere per mano i più giovani e di trasmettere i valori della società.

La stagione appena trascorsa ti ha visto grande protagonista. Se tu dovessi raccontarla, quali momenti sceglieresti?
Sicuramente la vittoria contro il Pozzonovo, un avversario che non lottava per i vertici della classifica, ma che ci ha saputo mettere in grande difficoltà. In un campionato così equilibrato come quello dell’anno scorso, tutti danno peso agli scontri diretti ma non ci sono solo quelli. Se ripenso al fatto che siamo stati capaci di recuperare 13 punti di svantaggio e chiudere il girone di ritorno da imbattuti, fino alla conquista matematica del titolo, mi vengono ancora i brividi. Credo che la nostra vittoria sia dipesa principalmente dalla compattezza del gruppo. Ho giocato in molti club, ma qui a Cartigliano si respira un’aria unica.
Proprio sulla tua esperienza puntano molto l’allenatore e la società. Sei pronto per questa responsabilità?
Ho già giocato in Serie D con il Bassano Virtus ed il Sarego, anche se la maggior parte della mia carriera mi ha visto impegnato in Eccellenza. L’ultima volta che mi sono confrontato con questa categoria avevo 28 anni, quindi un po’ di tempo è passato. Alla soglia dei 34 anni credevo di non riuscire a tornarci, ma evidentemente sono meno vecchio di quello che dice la carta d’identità.
E qual è il tuo “elisir di lunga vita”?
Per prima cosa, da qualche tempo, mi taglio la barba. Almeno, così facendo, riesco ad ingannare lo specchio. In realtà non ci sono segreti: la regola è quella di fare vita d’atleta e di curare tanto il corpo quanto la mente.
Il vostro allenatore, Alessandro Ferronato, si è soffermato molto su questo aspetto. Quanto conta farsi trovare pronti anche di testa?
Credo che sia fondamentale, per i più esperti ma anche per i giovani. Il mister ci ha chiesto di calarci fin d’ora nella parte: la Serie D non perdona distrazioni.
Nelle ultime due stagioni avete sofferto più del dovuto i derby con le altre vicentine. Adesso ne avrete solo uno con l’Arzichiampo: è un motivo per sorridere?
È vero, abbiamo un solo derby ma vale per tre, considerando la forza dell’Arzignano. In effetti le stracittadine non sono la nostra specialità, anche se il bilancio non è drammatico. Di sicuro metterei la firma per perdere anche il prossimo derby, ma ripetere una stagione come quella appena finita.
Rispetto all’anno scorso l’ossatura del club non è cambiata molto. L’unico grosso cambiamento riguarda le multe, che sono rincarate. Ne temi qualcuna?
Diciamo che ho già messo in preventivo di dover risparmiare per far fronte alle salassate che mi toccheranno per gli “eccessi di foga” in allenamento.